Pareri e giudizi sul Poker

Flavio Ferrari ZumbiniPer fortuna per gli appassionati del gioco, il Texas Hold'em è sulla via della globalità. Si parla ormai ovunque, con gli amici, conoscenti e anche parenti ma anche sui giornali, poker room (forum) e riviste. In TV poi è nato un canale specifico che trasmette le sfide di poker 24 ore su 24. Inoltre canali come Italia 1 si occupano di Poker oramai da qualche tempo.

Nonostante tutto questo, ancora oggi mi ci troviamo talvolta in difficoltà a relazionarci con alcune persone che non riescono a vedere nulla di buono sul Poker e nel gioco in generale. Queste persone sono spesso intelligenti, di cultura e privi di pregiudizi morali. Perché allora non riesco a spiegarmi pur avendo un terreno fertile come interlocutore?
Mi sono chiesto a lungo su quale potesse essere via migliore per ottenere risultati, perché piaccia o meno, la stima e l'accettazione di chi ci circonda è comunque qualcosa d'importante. Di recente ho vinto alcune battaglie. La chiave di volta è una sola: "per discutere occorre avere lo stesso punto di partenza".

Tre sono i concetti in cui è necessario sincronizzarsi con gli altri per poi avviare ogni discussione:
1) La parola gioco non incorpora alcun concetto di "eccesso";
2) Il gioco/poker va giudicato per quello che è, non per ciò che chiamerò "falsa identificazione";
3) Poker è diverso da azzardo, in un senso molto chiaro e comprensibile.

Se mancano tali basi, in sostanza si parlano lingue diverse ed a nulla possono valere anche le più intelligenti e profonde riflessioni. Senza entrare in grandi concetti filosofici, immaginiamo di parlare di una "casa". Un uomo potrebbe ora cominciare a discorrere avendo in mente le baracche delle favelas brasiliane, contemporaneamente un altro uomo potrebbe obiettare su tutta la linea avendo come punto di riferimento per la sua immaginazione una meravigliosa villa a Montecarlo. Entrambi combattono ed argomentano, stupendosi di come l'altro possa fare affermazioni di un certo tenore. Riguardo alla parola Gioco/Poker succede la stessa cosa.

Spesso infatti la parola "gioco" non è neutrale. Implica l'accesso. Questo è falso, sia da un punto di vista lessicale che nella sostanza. Sforzatevi di chiarirlo ogni volta che vi trovate in una situazione del genere.

Non negate che esista l'eccesso, molti soggetti soffrono davvero di tutto questo, tutti gli Enti sovranazionali che si occupano di Sanità hanno accettato una classificazione che include "la dipendenza al gioco" come malattia vera e propria. L'eccesso esiste, ma è l'eccezione. La stragrande maggioranza delle persone gioca e si diverte in maniera appropriata. Come quasi tutte le cose.

Mangiare è normale, essere un super obeso è un problema grave. Però quando si parla di mangiare non si fa immediatamente riferimento a patologie legate al mangiare, non si pensa solo a cibo avariato, non si parla solo di una persona che ha dilapidato un patrimonio al ristorante oppure ha sparato alla moglie mentre mangiava. Come è ovvio che sia, peccato che per il gioco spesso si confondano i piani. Ed anche esagerare a mia volta, vi faccio notare la seguente attitudine di tutti. Piccola all'apparenza, ma indicativa di una tendenza radicata:

- Soggetto che gioca dice "vado a giocare a Poker con gli amici";
- Soggetto che equipara gioco del poker ed eccesso risponde "stai attento", oppure "non esagerare";
- Nessuno risponde mai "divertiti"!

Eppure sto andando a giocare! A me diverte! Ed anche agli altri visto che giocano così in tanti. Il gioco del Poker non è legato alla parola "eccesso". Come indica il termine stesso, l'eccesso si ha di fronte ad una esagerazione rispetto alla normalità. Cosa sia normale è impossibile da definire, la sostanza è però molto semplice: solo una piccolissima parte di chi gioca pecca di "eccesso". Tutti gli altri vivono il gioco nella giusta misura, ossia traendone piacere e spendendo una quantità di denaro nelle loro possibilità in cambio d'intrattenimento e servizi.

Ma andiamo al secondo concetto che chiamerò di "falsa identificazione".
Questo vale in particolare proprio per il Poker Online. I detrattori infatti sbagliano spesso bersaglio. Identificano nel Poker determinati problemi che con esso non hanno nulla a che vedere. E per certi versi, torniamo anche al discorso del parlare la stessa lingua. Ma andiamo per gradi.

Vostro figlio non studia? Non lavora? Non va in palestra, Non legge? Scegliete voi. Il fatto che passi lunghe ore davanti a un PC a giocare a Poker è male, sono d'accordo. Il punto è che non ha voglia di studiare, non è che il Poker faccia male o faccia passare la voglia di studiare. Voi vedete nel Poker la causa, mentre è raramente così. Il problema è che non ha voglia di studiare per dirne una. Stesse tutto il tempo a fissare un muro bianco gli intimereste di andare a studiare. La sua scarsa voglia di studio però, non sarebbe colpa del muro bianco. Invece per il Poker, si tratta di colpa. Voi confondete il problema vero con altro falso problema.

E' chiaro che in queste condizioni non si può parlare la stessa lingua. Una mamma non potrà mai vedere nulla di buono nel Poker se identifica il tempo dedicato al gioco come tempo sottratto alla preparazione di un esame universitario. Ed ha perfettamente ragione nello scopo delle sue critiche, semplicemente pecca di "falsa identificazioni". Crede che senza Poker, suo figlio sarebbe chino sui libri alla ricerca di una affermazione accademica. Spiacente cara mamma, un figlio che trascura gli studi, lo farebbe anche senza Texas Hold'em, starebbe semplicemente giocando alla Play Station, guardando un film, leggendo un fumetto oppure fissando quel maledetto muro bianco, tanto per esagerare. Il Poker è la causa dei mali in percentuali irrisorie, ossia solo se vostro figlio teorizza di volersi dedicare anima e corpo al gioco. Rimetterlo in riga, esattamente come se volesse fare il calciatore o il pilota.

Cari Signori, chiamate le cose con il loro nome. Non peccate di una "falsa identificazione", scambiando il Poker con altre cose o con le cause dei vostri problemi. (Anzi, ma quante persone davvero con problemi di gioco sono invece state salvate dal Poker?) Da ultimo una cosa chiara a tutti gli appassionati del Poker: non è strettamente un gioco d'azzardo.

Qui sono certo che tutti voi abbiate avuto modo di discutere e far valere le vostri ragioni. Tutti continuano sempre a dire che nel lungo periodo la fortuna sparisce, mentre nel breve periodo è parte integrante del gioco. Dopo affermazioni di questo tenore, è difficile concludere dicendo che dunque "è un gioco di abilità". Chi non conosce neanche le regole ha solo avuto conferma del fatto che la fortuna sia parte integrante e fondamentale del gioco. Il lungo periodo è un concetto chiaro a pochi, peraltro la maggior parte dei giocatori non sa neanche quantificarlo o spiegarlo, dando una pessima impressione agli altri e rafforzando le loro vecchie concezioni.

Cominciate a fare come dico io: "è un gioco di abilità, in ogni colpo ho un piccolo margine di vantaggio, esattamente come un casinò tradizionale o online. Il risultato mi interessa ben poco, io considero di guadagnare per ogni colpo a cui prendo parte". Non so spiegarvi esattamente perché, fatto sta che funziona. Il concetto di guadagno teorico "ad ogni colpo" è molto più efficace che un misterioso lungo periodo.

Inoltre, probabilmente si toccano le loro corde: il gioco è male perché si perde e porta a tentazioni, i casinò infatti sono mostri cattivi che vincono sempre. Paragonarvi a loro vi permetterà di essere credibili e comprensibili. Non amati di certo. Ma almeno ciò che dite prenderà una forma.

Per terminare: avere dei pregiudizi sul Gioco è assolutamente legittimo. Sono comprensibili sia da un punto di vista religioso che etico, sia per esperienza di vita diretta, sia per senso di protezione verso gli altri. Si possono anche avere dei principi di etica del lavoro, di rispetto del denaro e molto altro ancora.

Personalmente accetto di buon grado tali visioni. Sia altrettanto chiaro che le persone maggiorenni ed in grado di intendere e di volere, devono poter spendere il loro denaro come meglio credono, dunque massima comprensione per chi rifiuta completamente il gioco, a condizione che tale sua scelta sia personale e non abbia la pretesa di essere valida anche per gli altri. Il gioco è però anche molto divertente, socializzante, stimolante, intelligente e appassionante. E' interessante poter discutere tra persone con idee diverse. Unica preghiera: per confrontarci cerchiamo di parlare la stessa lingua ed avere gli stessi punti di partenza.

Articolo preso da Card Player Italia, scritto da Flavio Ferrari Zumbini (nickname Confiteor), laureato in Economia ed in Giurisprudenza. Gioca al Texas Hold'em dal 2003, ha vinto oltre 200 mila dollari in tornei, è il commentatore tecnico di Poker Italia 24 e fa parte del Team Pro di Full Tilt.

Altri articoli