Poker online dibattito in America
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In questi ultimi anni il poker online ha sempre vissuto in America una situazione uguale a quella vigente nel nostro paese fino al 2008: ossia, non esiste una legislazione in merito, l'esistenza di ogni poker room è tollerata e non c'è un limite al numero di siti che possono aprire una propria lobby. Facciamo attenzione, però: se non è illegale giocare online, lo è effettuare pagamenti e altre operazioni monetarie. Lo stabilisce l'Unlawful Internet Gambling Enforcement Act (UIGEA), con cui il governo Usa nel 2006 ha vietato questo tipo di operazioni, sostenendo che potevano essere usate come paravento per eventuali passaggi di denaro da parte di organizzazioni terroristiche.
In realtà i giocatori di poker Usa hanno potuto tranquillamente continuare a giocare, anche con qualche difficoltà in più. Diverse volte la Poker Player Alliance (PPA), una potente organizzazione presieduta dall'ex senatore repubblicano Al D'Amato, ha fatto pressioni per escludere il poker dall'UIGEA, ritenendo che non si tratti di gioco d'azzardo, ma di gioco di abilità.
Negli ultimi mesi, in particolare, è cresciuta la volontà di regolamentare questo settore, soprattutto perché porterebbe un'iniezione di svariati miliardi di dollari nell'asfittica economia americana. Non aiuta, però, la complessa situazione politica Usa: le elezioni di metà mandato hanno indebolito nettamente la leadership al Congresso di Barack Obama, dando al partito Repubblicano la maggioranza dei seggi alla Camera.
Intanto, il Presidente sta concordando con i Repubblicani un serie di alleggerimenti fiscali. In questo quadro, secondo il Wall Street Journal, si era inserita a inizio dicembre la proposta di legge di Harry Reid, capogruppo al Senato del Partito Democratico: concedere l'autorizzazione al gioco online (l'equivalente di una licenza AAMS) soltanto alle società che abbiano la sede fisica sul territorio americano da almeno due anni, una legge che avrebbe messo temporaneamente fuorilegge colossi come Pokerstars e Full Tilt, aprendo il mercato soltanto ai grandi casinò, produttori di slot machine e ippodromi presenti nel suolo americano, e avrebbe inoltre impedito ai vari siti di ospitare giocatori "non americani" (come avviene oggi in Italia o in Francia). Va ricordato che Harry Reid, eletto nello Stato del Nevada, era stato accusato di aver ottenuto i propri voti grazie all'appoggio di influenti case da gioco di Las Vegas e dintorni, come quelle dei gruppi Caesars Entertainment e MGM Resort International (tanto che alcuni oppositori lo hanno soprannominato "Harrah" Reid, come la catena di casinò detentrice del marchio WSOP). Insomma, non proprio un esempio limpido di quell'economia liberista di cui gli Usa sono sempre stati portabandiera.
Il 9 dicembre il senatore Reid ha ritirato il suo progetto di legge, pur continuando a difendere gli aspetti a suo dire positivi. Il dibattito rimane apertissimo e del resto non potrebbe essere altrimenti: negli Usa, il mercato del gioco online è stimato intorno ai 25 miliardi di dollari, per un'affluenza di 10 milioni di giocatori già registrati con un account e altri 15 milioni di potenziali giocatori.
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